Una “Giornata” con Fedele Manca

C’era silenzio oggi a scuola: studenti e professori hanno potuto ascoltare da un reduce di un campo di concentramento i ricordi di quei giorni terribili.

Fedele Manca, teuladino, classe 1920, con una memoria ferrea e senza tentennamenti ha raccontato i cinque lunghi anni della sua guerra: del suo arresto da parte dei tedeschi, del lungo viaggio dentro un carro ferroviario piombato per venti lunghi giorni, della permanenza in un campo di concentramento, della famiglia tedesca che lo aiutò a non morire di fame. Del suo ritorno a Teulada, di notte, che credeva di non poter rivedere quando si trovava prigioniero.

C’era silenzio oggi a scuola, e commozione e profondo rispetto per quest’uomo che trova ancora la forza e la volontà di raccontare ciò che è stato: per non dimenticare. Il signor Manca, con attenzione e pazienza ha poi risposto alle domande dei ragazzi attenti e colpiti dalle sue testimonianze.

La nostra piccola cerimonia è poi proseguita: i ragazzi hanno ciascuno acceso un lume e letto un pensiero che è rimasto forte e fermato sotto una pietra e speriamo nei loro cuori. Siamo riconoscenti a Fedele Manca, reduce dei campi di lavoro in Polonia, prigioniero, deportato che oggi ci ha raccontato l’indicibile sofferenza patita. La sua storia e le sue parole ci hanno colpito e ci hanno chiamato in maniera esigente all’impegno e alla vigilanza.

La speranza degli insegnanti è che nel cuore dei ragazzi resti una domanda:

Com’è possibile che, sotto forme diverse – dalla xenofobia, all’antisemitismo, a razzismi vecchi e nuovi, al nazionalismo esasperato, al fanatismo religioso – com’è possibile che ancora oggi si sparga e si propaghi il germe dell’intolleranza, della discriminazione, della violenza?

Gabriella Silvi

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